Non succede anche a te, sì, te che adesso leggi, di fare un salto nel passato qualche volta?
Volontario o meno che sia?
Beh, io che scrivo l'ho fatto. Un salto breve, sia nel tempo del ricordo che nel rewind effettivo.
Sono saltata qui -----------> http://oscuraluna.splinder.com/?from=123, più precisamente al post del 28 febbraio.
E sono rimasta sorpresa di come io stessa abbia descritto le cicatrici come qualcosa di brutto, qualcosa che non dovrebbe esserci, qualcosa che se fosse possibile avrei cancellato.
In quei mesi stavo male. Soffrivo. Ero preda di un'agonia forse mai conosciuta in precedenza.
E odiavo quelle cicatrici ancora così fresche perchè mi ricordavano la perfezione del sogno dorato che mi aveva abbandonato e che io rivolevo indietro a ogni costo. Il sogno che si era infranto come una bolla di sapone. E che, effettivamente, era durato lo stesso tempo di sopravvivenza di una di loro.
Non sapevo che in futuro avrei sopportato i postumi di una ferita ancora peggiore, di ferite peggiori.
Ero più bambina, allora. Com'è giusto che sia.
E non potevo capire che le cicatrici ricordano sì la sofferenza patita ma anche la felicità che si è vissuta prima della fine di quell'esperienza.
In fondo, nulla è eterno, tutto finisce. Ed è inevitabile che una bella esperienza, che arreca gioia e sorrisi, debba terminare; ed il termine di qualcosa di bello non può che render tristi. Tristi, nella migliore delle ipotesi, accasciati e sanguinanti nella peggiore.
Percui è ovvio e obbligato che esistano le cicatrici.
Quello che molti scordano è che cancellando il ricordo del dolore si cancellerebbe anche il ricordo della felicità. Nonchè tutto il percorso di crescita tracciato da tutto questo.
Io, oggi, guardo con tranquillità e orgoglio le mie cicatrici.
Perchè significano che ho vissuto in primo luogo, e non mi sono limitata ad esistere. Altrimenti la mia pelle sarebbe liscia come quella di un bambino innocente e ingenuo.
E anche perchè ciò che non uccide rafforza, presto o tardi: si tratta solo di capire come usare bene gli insegnamenti delle esperienze passate. Non è sempre facile, ma ci si prova.
Lessi qualche tempo fa una storia. La storia di un giovane dal cuore intoccato, lucido e splendente che sosteneva di avere il più bel cuore del mondo: fino a quando non gli si pose di fronte un vecchio, dal cuore ricoperto di tagli, segni e pezzetti mancanti. Indovina quale risultò il più bello?
Volontario o meno che sia?
Beh, io che scrivo l'ho fatto. Un salto breve, sia nel tempo del ricordo che nel rewind effettivo.
Sono saltata qui -----------> http://oscuraluna.splinder.com/?from=123, più precisamente al post del 28 febbraio.
E sono rimasta sorpresa di come io stessa abbia descritto le cicatrici come qualcosa di brutto, qualcosa che non dovrebbe esserci, qualcosa che se fosse possibile avrei cancellato.
In quei mesi stavo male. Soffrivo. Ero preda di un'agonia forse mai conosciuta in precedenza.
E odiavo quelle cicatrici ancora così fresche perchè mi ricordavano la perfezione del sogno dorato che mi aveva abbandonato e che io rivolevo indietro a ogni costo. Il sogno che si era infranto come una bolla di sapone. E che, effettivamente, era durato lo stesso tempo di sopravvivenza di una di loro.
Non sapevo che in futuro avrei sopportato i postumi di una ferita ancora peggiore, di ferite peggiori.
Ero più bambina, allora. Com'è giusto che sia.
E non potevo capire che le cicatrici ricordano sì la sofferenza patita ma anche la felicità che si è vissuta prima della fine di quell'esperienza.
In fondo, nulla è eterno, tutto finisce. Ed è inevitabile che una bella esperienza, che arreca gioia e sorrisi, debba terminare; ed il termine di qualcosa di bello non può che render tristi. Tristi, nella migliore delle ipotesi, accasciati e sanguinanti nella peggiore.
Percui è ovvio e obbligato che esistano le cicatrici.
Quello che molti scordano è che cancellando il ricordo del dolore si cancellerebbe anche il ricordo della felicità. Nonchè tutto il percorso di crescita tracciato da tutto questo.
Io, oggi, guardo con tranquillità e orgoglio le mie cicatrici.
Perchè significano che ho vissuto in primo luogo, e non mi sono limitata ad esistere. Altrimenti la mia pelle sarebbe liscia come quella di un bambino innocente e ingenuo.
E anche perchè ciò che non uccide rafforza, presto o tardi: si tratta solo di capire come usare bene gli insegnamenti delle esperienze passate. Non è sempre facile, ma ci si prova.
Lessi qualche tempo fa una storia. La storia di un giovane dal cuore intoccato, lucido e splendente che sosteneva di avere il più bel cuore del mondo: fino a quando non gli si pose di fronte un vecchio, dal cuore ricoperto di tagli, segni e pezzetti mancanti. Indovina quale risultò il più bello?
Chigusa - 04:21 - Permalink - commenti (7) - commenti (7) (popup)
Categoria: riflessioni
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